Parco di Villa Revoltella

un gioiello che domina Trieste

Il Parco di Villa Revoltella è un giardino storico di 50.000 mq che circonda il rustico chalet, residenza di caccia del Barone Revoltella, una delle figure più illustri di Trieste. Il parco è un gioiello che domina la città, da visitare in ogni stagione per una pausa rigenerante in mezzo alla natura. Scoprilo assieme a noi!

 
Parco di Villa Revoltella Trieste

Il Parco più bello d’Italia

 

Trieste: una città meravigliosa, capoluogo della nostra Regione. La sua magnifica piazza, le sue vie, i palazzi, le rive… ci sarebbero molte cose da raccontare, ma sono note ai più.

Noi vi vogliamo raccontare invece di un luogo quasi “segreto”, un giardino meraviglioso che profuma di altri tempi: il giardino di Villa Revoltella. Il Parco si è aggiudicato il titolo di parco più bello d’Italia assegnatogli dal Concorso Nazionale di Parchi e Giardini.

E non possiamo che non essere d’accordo!

Si trova nel cuore del quartiere Chiadino-Rozzoi: 50.000 mq che circondano il rustico chalet commissionato all’ingegner Giuseppe Sforzi dal barone Pasquale Revoltella. 

Non ha nulla da invidiare ai parchi delle grandi ville europee, anche se le sue dimensioni sono sicuramente ridotte: la casa del custode, la chiesa in pietra carsica, la gloriette, la casa parrocchiale, le vecchie scuderie, la serra in vetro e ghisa, un giardino all’italiana e lo chalet dei Revoltella.

Pasquale Revoltella, imprenditore e finanziere di origine veneziana, nato nel 1795 e morto nel 1869, fu uno dei personaggi più autorevoli e rappresentativi della Trieste imperiale, in cui svolse una parte di primo piano sia nella vita economica che nelle vicende politiche.


Giunto a Trieste a soli due anni, nel 1797, apparteneva a una famiglia di commercianti che aveva lasciato Venezia verosimilmente a causa della caduta della Repubblica.
Iniziò a lavorare giovanissimo e si dimostrò subito capace e intraprendente.
Dopo una lunga pratica presso l’impresa commerciale di Teodoro Necker, console di Svizzera a Trieste, nel 1835 aprì una ditta di importazione di legnami e granaglie che si affermò rapidamente.
Nello stesso tempo iniziò la sua carriera di finanziere: fu tra i primi azionisti delle Assicurazioni Generali (fondate nel 1831) ed entrò subito nel consiglio d’amministrazione del Lloyd Austriaco (nato nel 1833).

Fortemente attaccato alla sua città d’adozione, Revoltella investì molte risorse finanziarie in iniziative filantropiche ed educative: nel 1850 fondò la scuola di disegno, nel 1853 donò un altare alla Chiesa di S. Maria Maggiore, nel 1857 promosse la costruzione del “Ferdinandeo” (edificio monumentale dedicato all’arciduca fratello dell’imperatore) e l’erezione del Teatro Armonia.

Il suo massimo impegno, però, fu dato al sostegno dell’apertura del canale di Suez, che riteneva determinante per lo sviluppo dell’economia triestina basata sui traffici marittimi.

Fonte: museorevoltella.it

 
 

La chiesa privata fu commissionata all’architetto praghese Joseph Andress Giuseppe Kranner  per conservare le spoglie della defunta madre Domenica, e successivamente quelle del barone.

L’imponente chiesa sormontata da una cupola ottogonale è stata realizzata in pietra bianca del carso ed è per questo che spicca, luminosa e pura, nel verde del parco.

E’ il primo grande edificio che si nota entrando nel parco, e sicuramente il più suggestivo. Noi abbiamo visitato il parco d’inverno e la luce fredda illuminava i vetri delle finestre, creando giochi di luce difficili da immortalare con una foto.

Lo chalet è circondato da giardini curatissimi e una serra per piante rare e frutti esotici, tra cui i famosi ananas che venivano offerti negli spettacolari banchetti del palazzo di piazza Venezia. Una piccola fontana circondata da statue in pietra lo rende ancora “vivo”, sembra quasi sia ancora abitato anche se in realtà purtroppo non è così.

L’intero parco è stato destinato a diventare proprietà del Comune di Trieste per volere testamentario del barone, che volle che il parco rimanesse aperto al pubblico e non subisse alterazioni.

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